Lucia Giovannini, autrice del best seller “Tutta un’altra vita” si racconta.

Ho iniziato a viaggiare da piccolissima tra l’Italia e l’Africa (mio padre viveva tra Nigeria, Zambia e Tanzania e io ho passato in aereo buona parte della mia infanzia) e non ho mai smesso (nè di viaggiare nè di passare buona parte della mia vita in aereo.)

Poco più che ventenne ho vissuto diversi anni tra Miami e il sud America, affascinata da quelle culture. Ora vivo tra l’Asia (tengo corsi in Tailandia e India) e l’Italia.  Credo sia stata l’atmosfera che si respirava nell’Africa di allora, i colori dei tramonti, i profumi della terra rossa, gli occhi meravigliati dei bambini nelle tribù a spingermi fin da piccola ad esplorare i misteri e le potenzialità dell’animo umano.

Credo sia stato il vedere animali uccisi dalla sete e dai bracconieri, bambini soffrire la fame o donne morire di parto in mezzo alla sporcizia a far nascere in me una profonda spinta a fare qualcosa per alleviare la sofferenza, a tutti i livelli, umana e animale, fisica e psicologica. Questa spinta mi ha accompagnato per tutta la vita, e il viaggio è diventato ben presto la metafora del viaggio interiore.

Da ragazzina volevo cambiare il mondo. Poi mi sono resa conto che avevo bisogno di cambiare me stessa.

Il vero cambiamento infatti inizia da noi. È portando più pace nella nostra vita, nelle nostre relazioni personali e lavorative che portiamo più pace nel mondo. È portando più amore, comprensione, collaborazione, rispetto, conoscenza, gioia, efficacia nella nostra vita, nelle nostre relazioni personali e lavorative che portiamo più amore, comprensione, collaborazione, rispetto, conoscenza, gioia, efficacia nel mondo.

Ci sono tante esperienze che sono rimaste delle pietre miliari della mia vita. Eccone 3 che hanno portato con sè particolari insegnamenti e che hanno poi dato il via a molto di quello che faccio oggi.

Avevo poco più di dieci anni quando a mio padre venne diagnosticata una forma di malaria definita incurabile dalla medicina tradizionale.

Nei dintorni non c’era assistenza medica e anche se ci fosse stata non sono certa che mio padre avrebbe seguito quella via; ormai era in Africa da troppi anni e, così come i colori di quei tramonti e il profumo di quella terra col passare dei giorni ti entrano nel sangue, allo stesso modo dopo un po’ che vivi lì le tue credenze e certezze di un tempo sfumano per mischiarsi con le tradizioni millenarie del posto.

Spinti dal consiglio di Alyu, amico e collaboratore di mio padre, interpellammo lo sciamano del suo villaggio. Dopo qualche giorno, fece il suo solenne ingresso in casa un vecchietto canuto che a malapena parlava inglese. Portava con sé una borsa di cuoio verso cui tutti sembravano avere molta reverenza, quasi vivesse di vita propria. Sotto il mio sguardo attento e incuriosito la aprì e, mentre pronunciava parole incomprensibili, ne estrasse una coda di scimmia con cui fece alcuni gesti intorno a mio padre, tremante e indebolito dalla febbre. Poi gliela porse raccomandandogli di metterla sotto il guanciale e di andare a dormire. La malaria se ne sarebbe andata.

La mattina dopo, quando mi alzai, trovai mio padre che fischiettava pieno di energia in cucina e non portava più addosso alcun segno della debolezza né della malattia dei giorni passati. Nonostante l’incredulità generale della famiglia e di molti amici, papà non ha mai più sofferto di attacchi malarici.

Quel fatto esulava talmente dalla nostra comprensione che per anni nessuno di noi ne ha mai parlato. Non avevamo un luogo nella nostra mente per dare un senso a ciò che era accaduto, ma credo sia stato quello il momento in cui decisi, almeno a livello inconscio, che avrei costruito io quel luogo. Avrei dedicato la mia vita ad esplorare le capacità degli esseri umani, le loro potenzialità inespresse e gli elementi che compongono queste capacità. Credo che buona parte di quello che faccio oggi provenga da quel momento.

Il secondo episodio è avvenuto in Asia.

In uno dei miei viaggi in un villaggio della Tailandia ho conosciuto una donna anziana che mi avevano detto avesse 80 anni ma che a mio avviso ne mostrava almeno 20 di meno. Quando glielo ho detto il suo sguardo si è rabbuiato e con tono severo mi ha risposto: “Come dimostro meno anni? Non ti sembro abbastanza saggia?

Questo febbraio ho appena compiuto 50 anni. Lo so che alle donne si consiglia di non rivelare l’età ma io credo che sia un condizionamento limitante che vada cambiato.

Anche se onestamente a me fa ancora piacere se mi dicono che sembro più giovane, man mano che passano gli anni l’immagine di quella anziana è fissa nella mia mente e anche grazie a questa esperienza, uno dei miei progetti più importanti sono i corsi di Donne per le Donne, con lo scopo di aiutarle a uscire dai condizionamenti di questa società che propone modelli femminili inverosimili (e per sempre giovani!).

Un’altra esperienza che rappresenta una pietra miliare nella mia vita risale a quando ero piccola, sempre in Nigeria. I nostri vicini di casa avevano una capretta con cui io e la loro figlia, anche lei una bimba, giocavamo. Eravamo molte affezionate a quella capretta che stava crescendo con noi.

Un giorno, in occasione di una festa della loro religione, i nostri vicini avevano fatto un grande party in giardino e ovviamente io e i miei geniotri eravamo invitati. Puoi immaginare la sorpresa quando sono arrivata a casa dalla mia amica e la capretta era il piatto principale!

Ho creato un serio incidente diplomatico urlando davanti a decine di invitati che erano degli assassini e che quell’animale era un essere vivente esattamente come loro.

Oltre ad essere stata una delle esperienze più imbarazzanti per mio padre, quell’episodio ha segnato l’inzio di un aspetto molto importante della mia vita: cercare di alleviare la sofferenza che stiamo infliggendo agli animali. La compassione e la non crudeltà verso gli animali è legata direttamente alla pace nel mondo.

Gli animali da allevamento sono considerati oggetti, come se fossero inanimati. Solo perché non riescono a comunicare con noi pensiamo che non abbiano emozioni. Ma fino a pochi secoli fa non consideravamo allo stesso modo anche gli schiavi? E per tanti anni non si è ritenuto che anche le donne non avessero un’anima e quindi che potessero essere vendute, acquistate (e uccise) liberamente?

Quando una società tratta così gli animali significa che è potenzialmente capace di fare lo stesso anche con gli esseri umani.

Gli animali, compresi polli e maiali, sono esseri viventi, senzienti e intelligenti. Provano emozioni, gioia, dolore proprio come noi. Come possiamo pensare che la vita sia un valore sacro solo se riguarda la specie umana? Pitagora, matematico e filosofo greco, disse: “Fino a che gli uomini massacrano gli animali, continueranno ad ammazzarsi l’un l’altro. Colui che coltiva il seme dell’uccisione e del dolore non può far crescere gioia e amore.

Da sempre sono vegetariana / vegana. La maniera in cui ci alimentiamo influisce su come stiamo, sul nostro stato d’animo e di conseguenza sul nostro rendimento. Credo che l’alimetazione vegetariana ci aiuti a diversi livelli.

  • Il primo è quello fisico.

Nel 1990 il New England Journal of Medicine pubblicò uno studio sul cancro che proveniva da Harvard e da altre prestigiose università, condotto su decine di migliaia di persone. La ricerca dimostra come mangiare carne aumenti del 300 per cento il rischio di cancro al colon. Nel 2004 la Harvard School of Public Health ha dichiarato in una sua newsletter che seguire una dieta ad alto contenuto di carne può, in soli due anni, dare inizio a un tumore!

  • Il secondo è quello mentale / emotivo.

Ben 252 ragazzini “a rischio” della prigione minorile di Cuyahoga Falls, una cittadina dell’Ohio, hanno smesso i comportamenti aggressivi semplicemente grazie a un drastico cambiamento nella dieta: fast food e zucchero sono stati sostituiti da frutta e verdura crude!

E questo è solo uno dei tanti casi. Qualche anno fa, il professor Stephen Schoenthaler ha pubblicato uno studio sull’autorevole Journal of Biosocial Research che indica come la riduzione di zuccheri e carne e l’aumento di frutta e verdura abbiano provocato in un gruppo di persone violente di diverse razze ed età, la riduzione del 48 per cento di atti antisociali inclusi furti e violenze. E tutto solo grazie a un cambiamento nell’alimentazione!

  • Il terzo è quello spirituale.

Sai Baba, il famoso santo e mistico indiano, sosteneva che man mano che ci evolviamo spiritualmente perdiamo il desiderio di mangiare carne. E infatti, secondo il Buddha, mangiare carne estingue il seme della compassione.

 

E le proteine dove le prendi?

E’ una domanda che mi sento fare spesso. E i gorilla dove le prendono? E le mucche? Gli elefanti? Assumere carne non ha niente a che fare con l’avere un corpo forte e sano.

Se dopo oltre quarant’anni di vegetarianesimo i miei esami del sangue sono perfetti (come peraltro quelli di migliaia di altri vegetariani) forse significa che ci sono fonti alternative di proteine. E forse significa anche che quello delle proteine è un mito, un condizionamento culturale (in realtà abbiamo bisogno di molte meno proteine rispetto a quello che crediamo).

Inoltre c’è un motivo ecologico molto importante.

L’impatto maggiore che l’alimentazione esercita sul pianeta è rappresentato dalla carne e dai prodotti animali. Gli allevamenti animali richiedono l’impiego di vaste aree agricole altrimenti destinate agli esseri umani.

Se confrontiamo allevamento e agricoltura, il rapporto di produttività per ettaro rivela una incredibile disparità in termini di risorse naturali.Un ettaro di terreno, per esempio, produce più di 9.000 kg di patate contro soli 74 kg di carne. Un ettaro coltivato a grano dà 5 volte tanto il valore proteico di un ettaro destinato all’allevamento.

I cereali usati per 100 mucche sfamerebbero 2.000 persone.

Allevare animali per usarli come cibo ha effetti disastrosi sull’ecologia del pianeta. E questo non è più sostenibile.

Il professor Jean Meyer, nutrizionista dell’Università di Harvard, sostiene che se chi mangia carne ne diminuisse il consumo anche solo del 10 per cento all’anno, le risorse risparmiate sfamerebbero 60 milioni di persone.

Il mio intento non è “convertire” le persone in una nuova alimentazione ma piuttosto fornire un nuovo punto di vista in modo che le scelte alimentari siano più consapevoli.

In cosa credo?

Credo che per creare il cambiamento che tutti aspettiamo, abbiamo bisogno di uscire dalle nostre comode abitudini e prendere posizione in modo convinto, mettendo in opera tutti i provvedimenti necessari a trasformare noi stessi e il mondo. Abbracciando la possibilità di una visione più elevata per noi stessi e per il pianeta, possiamo diventare persone la cui sola presenza suggerisca una nuova alternativa, un nuovo stile di vita. Come possiamo farlo? Quali sono i cambiamenti interiori ed esteriori necessari ad operare questa trasformazione?

In un periodo storico nel quale paura e violenza abbondano, il nostro compito è quello di creare un campo di forza collettivo sufficientemente potente da superarle. Come Gandhi e Martin Luther King Jr. prima di noi, abbiamo l’opportunità di trasformare l’amore – verso noi stessi e verso il mondo intero – in quello che Martin Luther King Jr. chiamava “una forza sociale potente ed efficace su larga scala.”

Se solo la luce può cacciare il buio e solo l’amore può sconfiggere l’odio e la paura, allora credo sia giunto il momento affinché tutti noi diventiamo portatori seri ed impegnati della luce e dell’amore!

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Puoi acquistare il suo best seller direttamente da qui:

Lucia Giovannini | Tutta un'altra vita


Giorno dopo giorno setaccio il web, alla continua ricerca di idee e casi studio interessanti.

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